VIA CASSIA 1818 THE SUNSET IN THE ROMAN CAMPAIGN

I move on soon, the appointment is under the entrance gate to the residence, the area over the years has changed a lot, new condominiums with shops along the way, businesses for basic necessities, even a supermarket, the boy of the agency is already on the spot with her blue dress and stylish haircut, try to be friendly making me way on the central driveway of steps, the apartment that concerns me is in the last building towards the countryside overlooking Isola Farnese , we pass near the swimming pool described in the announcement, a 5×10 meters tub attached between two of the four structures with windows that are reflected in the water. The entrance is elegant, good spaces between the stairs and the landings, the house looks good, large and well-filtered rooms, two bathrooms, one smaller in a room with smoked glass wall, large terrace with a decent view, windows with dark glasses, then the kitchen and there are two things known, the lack of a pipe for suction fumes and the lack of gas, my companion falls from the clouds. We move into the garage since the winery can not let me see because he has forgotten the keys, he does not remember what the parking space should belong to, I ask him to show me the condominium green area and once up the stairs I walk the steps, this time downhill, known to leave a lady from the premises on my left that have windows on the ground floor, the time limit of the visit has expired, provides me with the business card, the plan and run away.

I remain on the gate to look at these structures built on stilts on pillars from prefabricated industrial reinforced concrete panels and I imagine this complex in the late seventies, isolated and confined by sheep and cultivated fields, in that moment a very elegant lady comes out of the gate I’ll explain to you why I was in that place and if I knew the administrator’s phone number. His kindness was marvelous, perhaps because he was a foreigner, he took me back to the garage and showed me the parking space assigned to the apartment in question, pity that my car would overflow in front of a box belonging to the lady who lives right above the apartment who tells me to be very kind and owner of more parking spaces to which I could ask the courtesy of a small invasion of the field, the lady in question would be Ilona Staller, (Cicciolina) former actress and former parliamentarian.

The foreigner begins to tell the various vicissitudes of the condominium, the properties of the film producer Schicchi, which included 70% of all the rooms of the residence, its auction failures, the courts and the great human and economic efforts undertaken by the new tenants for to raise the situation in the last ten years.

Leaving the narrator, I read the plan and I realize that in the 140 square meters of the apartment is not marked the kitchen that is actually reported as a bathroom, so I saw a living room with three bedrooms and three bathrooms, the lady who left the room on the ground floor it came out from the structures originally dedicated to services now transformed into makeshift homes and therefore apartments were designed with kitchens and apartments without kitchens as expected in the best residences, I can imagine the convenience of this structure to a film producer of porn, home and workshop, I think of women with skimpy costumes and without veils turn freely in the inner areas coming out and entering from one apartment to another in total privacy and privacy, as a priest would say a real place of perdition in the sunlight.

I read that Schicchi had studied at the Faculty of Architecture La Sapienza of Rome and in my opinion was fascinated by the architecture and constructive innovation employed, elegant appearance, proportions and Anglo-Saxon style, it is no coincidence that once achieved was baptized as one of the most beautiful residences of the Via Cassia and among the best in Rome.

Today the weather has left the marks of the beautiful period lived, parties and entertainment, those who bought from speculative auctions want nothing more than to trim hotel rooms like apartments to some naive at affordable prices and this will only bring other speculators who later the purchase will hire people who are not transparent to accustomed to accepting the compromise Italian and all that will do nothing more to ruin something architecturally valid that if perhaps saved could become a good place to work with excellent offices, an opportunity at the moment lost .

 

VIA CASSIA 1818 IL TRAMONTO NELLA CAMPAGNA ROMANA

 

Mi muovo sul presto, l’appuntamento è sotto il cancello d’ingresso al residence, la zona negli anni è molto cambiata, nuovi condomini con negozi lungo strada, attività commerciali per beni di prima necessità, persino un supermercato, il ragazzo dell’agenzia è già sul posto con il suo vestitino blu ed il taglio di capelli alla moda, cerca di essere cordiale facendomi strada sul vialetto centrale di ingresso a gradini, l’appartamento che mi riguarda si trova nell’ultimo edificio verso la campagna che guarda Isola Farnese, passiamo vicino alla piscina descritta nell’annuncio, una vasca di 5×10 metri attaccata tra due delle quattro strutture con le finestre che si rispecchiano nell’acqua. L’ingresso è elegante, buoni spazi tra le scale ed i pianerottoli, la casa si presenta bene, ambienti ampi e ben filtrati, due bagni di cui uno più piccolo in camera con parete a vetro fumè, terrazzo importante con vista decente, finestre con vetrate scure, poi la cucina e lì noto due cose, la mancanza di una canna per aspirazione fumi e la mancanza del gas, il mio accompagnatore cade dalle nuvole. Ci spostiamo nell’autorimessa dal momento che la cantina non può farmela vedere perché ha dimenticato le chiavi, non ricorda quale dovrebbe essere il posto auto di appartenenza, gli chiedo di mostrarmi la zona verde condominiale e una volta risalito dalle scale percorro il vialetto gradinato, questa volta  in discesa, noto uscire una signora da dei locali sulla mia sinistra che hanno delle finestre al piano terreno, il tempo limite della visita è scaduto, mi fornisce il biglietto da visita, la planimetria e scappa.

Rimango sul cancello a guardare queste strutture realizzate a palafitta su pilastri dai pannelli di cemento armato industriale prefabbricato e immagino questo complesso nella campagna fine anni settanta, isolato e confinato da pecore e campi coltivati, in quel mentre esce dal cancello una signora molto elegante di mezza età, mi presento spiegando il perché mi trovassi in quel posto e se conoscesse il numero di telefono dell’amministratore. La sua gentilezza è stata meravigliosa, forse perché straniera, mi riaccompagna nell’autorimessa e mi mostra il posto auto assegnato all’appartamento in questione, peccato che la mia auto sconfinerebbe davanti ad un box che appartiene alla signora che abita proprio sopra allo stesso appartamento che mi dice essere molto gentile e proprietaria di più posti auto a cui potrei chiedere la cortesia di una piccola invasione di campo, la signora in questione sarebbe Ilona Staller, (Cicciolina) ex attrice ed ex parlamentare.

La straniera inizia a raccontare le varie vicissitudini del condominio, le proprietà del produttore cinematografico Schicchi, che comprendevano il 70% di tutti gli ambienti del residence, dei suoi fallimenti delle aste, dei tribunali e dei grandi sforzi umani ed economici intrapresi dai nuovi inquilini per risollevare la situazione negli ultimi dieci anni.

Lasciata la narratrice, leggo la planimetria e mi accorgo che nei 140 metri quadrati di appartamento non è segnata la cucina che è in realtà riportata come bagno, quindi ho visto un soggiorno con tre camere da letto e tre bagni, la signora che usciva dal locale al piano terra usciva dalle strutture originariamente dedicate ai servizi oggi trasformate in abitazioni di fortuna e quindi furono progettati  appartamenti con cucine e appartamenti senza cucine come previsto nei migliori residence, posso immaginare la comodità di questa struttura ad un produttore cinematografico di film porno, casa e bottega, penso a donne con costumi succinti e senza veli girare liberamente nelle aree interne uscendo ed entrando da un appartamento all’altro nella totale riservatezza e privacy, come direbbe un prete un vero luogo di perdizione alla luce del sole.

Leggo che Schicchi aveva studiato alla facoltà di Architettura La Sapienza di Roma e a mio avviso rimase affascinato dall’architettura e dall’innovazione costruttiva impiegata, dall’aspetto elegante, dalle proporzioni e stile anglosassone, non è un caso che una volta realizzato fu battezzato come uno dei residence più belli della Via Cassia e tra i migliori di Roma.

Oggi il tempo ha lasciato i segni del bel periodo vissuto, delle feste e dei divertimenti, chi ha acquistato dalle aste speculando non desidera altro che rifilare stanze di albergo come appartamenti a qualche sprovveduto a prezzi abbordabili e questo non farà che avvicinare altri speculatori che dopo l’acquisto affitteranno a persone poco trasparenti abituate ad accettare il compromesso all’italiana e tutto non farà che mandare ancora più in rovina qualcosa di architettonicamente valido che se magari salvato sarebbe potuto diventare una valida sede lavorativa con uffici eccellenti, una occasione al momento persa.

 

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SERGIO LEONE CROSSED MARINA DI ARDEA

Luciano telephones me telling me that there would be an interesting proposal to be evaluated, it is an apartment by the sea, it leaves me the coordinates and so I take a panoramic tour from the computer with today’s technology, “google maps”.

It does not seem bad, Marina di Ardea, just after Villaggio Tognazzi, I remember that one of my uncles became for a period of the seventies councilor for public works and built for himself and for some of my family of the cottages on the sea, he also proposed We, we went to find it and we immediately realized that the land identified to host the buildings were devoid of a minimum urban plan and perhaps that just made the area of ​​Tor San Lorenzo so wild and desirable, but something we did not like, I do not remember well but most likely the subdivision wound right on the lands of the families of Caffarelli, then Bartoli, then Pallavicini and the latter over the years lost control and perhaps the property that passed to an Italian State at that time very distracted.

To reach the destination I decide to walk as little as possible the via Pontina and head towards the airport of Pratica di Mare driving through the internal roads towards Pomezia, via di Pratica that runs along the estate of Castel Fusano, an immense and centuries-old pine forest, Villaggio Azzurro, via Pratica di mare, via del Mare, I leave Torvaianica alta behind me, skirting the Nuova Florida area, before arriving at Lungomare degli Ardeatini.

Step in front of the grave of Sergio Leone which is located in the small cemetery of Pratica di Mare just below the ancient village near the kilns, where one of the masters of Italian cinema turned some scenes of “c’era una volta il west e c’era una volta in America, but as I passed this fairytale landscape I find myself in a series of roundabouts that lead me into streets decorated with industrial and commercial warehouses set on a very wide concrete plain without any kind of vegetation and closer to the sea ​​and more the sheds leave the space to blocks of every shape, type, color and style of maximum two floors, commercial offices and villas, finished but never inhabited, supermarket with showy signs and colored lights, houses with grotesque finishes, absence of sidewalks and signage on traffic lanes.

After two hundred meters of a driveway with a roadway full of potholes and patches follow the signs “golf club mare di ​​Roma” and start to see a series of condominiums planted in parallel to the beach arranged in three rows that go from north to south until lost in the eye and finally by a narrow road covered with a sand that no one has been moving for years on the waterfront.

The day is cold, cloudy, it’s raining in the wind, the waves of the sea disturb the silence, the few existing bars are barred, as abandoned, a tobacco houses a couple of foreigners from Eastern Europe, shabby with a long beard, the cigarette between the lips and smiles without teeth, they turn around in the passing of my car that control with the look, from one of the many houses on the sand reached with an iron staircase worn by salt air comes out a fat woman covered with rags, in slippers, the bastardino followed by barking scrutinizing, the brazen facades of the buildings facing the sea are as if strained, holes and cracks of all kinds, it seems that shortly at the end of the avenue I will meet the ground troops landed at Anzio directed towards Rome after a shelling of the coast carried out by allied ships to reclaim the territory from the retreating Germans.

Everything has no logic but in this confusion of low, informal, spontaneously born and surviving ruins, I can perceive the sensations that maybe Sergio Leone felt, sensations that he then probably brought back to his western movies, in which perhaps he did nothing but rebuild only what he saw in this place now abandoned and remained as then, the villages of the first pioneers to conquer the west, environments and faces of surviving actors, hardened by the suffering of life that had that wear, the dirty and lived that then fascinated and made school in the world.

 

 

SERGIO LEONE HA ATTRAVERSATO MARINA DI ARDEA

 

Mi telefona Luciano dicendomi che ci sarebbe una proposta interessante da valutare, è un appartamento sul mare, mi lascia le coordinate e così faccio un giro panoramico dal computer con la tecnologia di oggi, “google maps”.

Non mi sembra male, Marina di Ardea, appena dopo Villaggio Tognazzi, ricordo che uno dei miei zii divenne per un periodo degli anni settanta assessore ai lavori pubblici e costruì per se e per alcuni miei famigliari dei villini sul lungo mare, lo propose anche a noi, lo andammo a trovare e ci rendemmo conto immediatamente che i terreni individuati ad ospitare le costruzioni erano privi di un minimo piano urbanistico e forse proprio quello rendeva la zona di Tor San Lorenzo così selvaggia e appetibile, ma qualcosa non ci piacque, non ricordo bene ma molto probabilmente la lottizzazione si snodava proprio sulle terre delle famiglie dei Caffarelli, poi Bartoli, poi Pallavicini e questi ultimi negli anni persero il controllo e forse la proprietà che passò ad uno Stato Italiano in quel periodo molto distratto.

Per raggiungere la meta decido di percorrere il meno possibile la via Pontina e dirigermi verso l’aeroporto di Pratica di Mare guidando per le strade interne direzione Pomezia, via di Pratica che costeggia la tenuta di Castel Fusano, una pineta immensa e secolare, Villaggio azzurro, via Pratica di mare, via del Mare, lascio alle spalle Torvaianica alta, costeggio la zona Nuova Florida, per poi arrivare a Lungomare degli Ardeatini.

Passo davanti alla tomba di Sergio Leone che si trova nel piccolo cimitero di Pratica di Mare proprio sotto l’ antico borgo vicino alle fornaci, posto in cui uno dei maestri del cinema italiano girò alcune scene di “c’era una volta il west e c’era una volta in America”, ma come superato questo paesaggio fiabesco mi ritrovo ad una serie di rotonde che mi immettono in strade decorate da capannoni industriali e commerciali adagiati su una distesissima pianura di cemento priva di qualsiasi tipo di vegetazione e più ti avvicini al mare e più i capannoni lasciano lo spazio a caseggiati di ogni forma, tipo, colore e stile di massimo due piani,  uffici commerciali e villini, finiti ma mai abitati, supermarket dalle insegne vistose e luminarie colorate, casette con rifiniture grottesche, assenza di marciapiedi e di segnaletica sulle corsie di marcia.

Dopo duecento metri di un viale con un fondo stradale pieno di buche e toppe seguo le indicazioni “ golf club mare di Roma” ed inizio a vedere una serie di condomini piantati in parallelo alla spiaggia disposti su tre file che vanno da nord a sud sino a perdita d’occhio e finalmente da una stradina ricoperta di una sabbia che nessuno sposta oramai da anni arrivo sul lungomare.

La giornata è fredda, nuvolosa, piove a vento, le onde del mare disturbano il silenzio, i pochi bar esistenti sono sbarrati, come abbandonati, un tabacchi ospita un paio di stranieri dell’est Europa, trasandati con la barba lunga, la sigaretta tra le labbra e sorrisi senza denti, si girano al passare della mia auto che controllano con lo sguardo, da una delle tante case sulla sabbia raggiungibile con una scala in ferro consumata dalla salsedine esce una donna grassa ricoperta di stracci, in ciabatte, il bastardino a seguito abbaia scrutandomi, le facciate sfacciate delle palazzine fronte mare sono come se mitragliate, buchi e crepe di ogni tipo, sembra quasi che a breve in fondo al viale incontrerò le truppe di terra sbarcate ad Anzio dirette verso Roma dopo un bombardamento della costa effettuato dalle navi alleate per bonificare il territorio dai tedeschi in ritirata.

Tutto non ha logica ma in questa confusione di ruderi bassi, informi, nati spontaneamente e sopravvissuti al tempo, riesco a percepire le sensazioni che forse provò Sergio Leone, sensazioni che poi ha probabilmente riportato nei suoi film western in cui forse non fece altro che ricostruire solamente ciò che vide in questo posto oramai abbandonato e rimasto sicuramente come allora, i villaggi dei primi pionieri alla conquista dell’ ovest, ambienti e facce di attori sopravvissuti, induriti dalle sofferenze della vita che avevano quel logorio, quello sporco e vissuto che ha poi affascinato e fatto scuola nel mondo.

ORBETELLO DON’T GET A PENNY

I’ve been going to Orbetello for a long time since I was playing in the hot hours waiting to get back in the water with that steel ball that would not have to fall into the pit but that hardly with the steering wheel and pedals could make it halfway. The kiosk was shaded by a muddy cannucin behind the pine forest, ahead, the white hot beach and the sea of ​​a celestial, banally unique, “Feniglia” sea.

This time I decide to devote some hours of holiday days so long as I am looking for a lookout for a more in-depth knowledge of the sale of discourses, then I read ads, then I go through the google map and visit the area, if interesting step to the contact telephone.

One morning early I drive in one of these streets between the fields that cross the railroad in search of a cottage that I can not locate, between reversals and reversals in complete solitude I decide to stop at a farm that sells products at km 0 per ask for information, the farmhouse is under the pine trees, vanished, the open windows without shutters leave the interior laids. I am tempted to leave but here is a young man, long hair with unwashed treasures, worn work clothes, shoes with the cut upper, courageous, coming out of the car, a shepherd sniffing as he starts making me questions in Tuscan narrow and without telling anything or just tells me that he owns an Alfa Romeo Giulia 1600 cc super of the seventies, takes me to the back of the barn, opens a shed and me the exhibition telling me about handcraft repairs and travel days. His tales do not stop, as he talks about having problems, he is not in the usual normality (although understanding what is meant by normality) tells me that his brother took the Carabinieri away and told me the reasons. In the meantime a couple of strangers arrive, greet him with friendship, I take the opportunity to interrupt him and, while distracted, I move toward my goal.

For many days I have thought of two things: the beautiful Giulia and the story of her brother.

The farmhouse that is not but a house enlarged and modified over the years with land plot has been divided into 4 apartments for sale separately, the only interesting one on the first floor sin that to reach us a stone staircase rising in Vertically almost chest makes you risk falling behind, inside a lofty but unauthorized . At the end of the visit the sentence is as follows: the required figure is this and don’t get a penny.

One evening I head to the Neghelli district of Orbetello, the apartment is on the first floor of a single-storey building typical of popular economic construction of the 30’s, the rest of all the same buildings lying on the border with the long lagoon vary only by coloring, roofs at two shades, shutters, older people sitting with sideboards near the gates continue that village custom likely inherited by parents in the historic center today but occupied by foreigners who have bought, restored and colonized. At the end of the visit, the estate agent’s sentence is as follows: the required amount is this and the owners don’t  get a penny.

I go to the conquest of Porto Santo Stefano, I see and visit houses of former fishermen, elderly people who have died with hereditary struggles around the corner, restructurations of premises now used as apartments within peaks on the sea and park within luxury residences with condominiums comparable to rented rentals, always without a private place to park the car that in a place where they built on the slopes of the rock, this as a minimum you need to do the shopping because alternatively besides the narrow streets you can walk along the stairs that climb from the harbor to the top of the hill, millions of steps, so no private parking space even to talk about it, you could park along the street but challenge anyone to find a place and those available are paid on a daily basis.

Demoralized, people tell me that at Orbetello a famous Roman construction company has completed a residential complex consisting of several buildings with every comfort provided with a carpet, a pity that they did not give me the cost per square meter of a luxurious residence in the capital. An oasis confined by economic houses occupied by orbetellani near the long lagoon, modern style, perhaps even too much with artificial lawns and steel balustrade balustrades, the advertising I read on the billboards between the various things recites “… two steps from port of Cala Galera “I see that the legal headquarters is in Via dei Colli della Farnesina in Rome, a street where only luxury residences exist, so I most probably deduce that they are destined for the Roman bourgeoisie since the economy of the area of ​​Orbetello based on the lagoon and its induction I do not think it produces salaries to so many zeros, so for leisure vacationers better if with boat afterwards.

The days of rest are slipping fast and making a mental note I think the most interesting thing he has seen was the encounter with the kind of old Giulia, the story of her brother who was unhappy with her stepmother and put her under her One Turbo, adoptee, ceased to squander their wealth and always the same after paying breakfast for a month each morning at the bar to a girl and her mother thought the young man was interested in him but once he was hurt , he asked for explanations, received a complaint, the Carabinieri did not arrest him for investing the woman, but when they brought him the face of his love that asked him to disappear from his sight, he nervously turned to the guards and they took him away to that the door of the prison opened.

The local peasants argue that it is the smartest of the brothers all a little pecker with a dead mother when they were still too young and a particular father, but thinking about his past and the events I can not judge in a society of men who always more often they take and do not give, direct reactions such as her are certainly wrong because without many policies or frills, beyond the law but sometimes someone should explain to those who ask that they are not only living to take but also to give and homes and the apartments I visited unfortunately were of those who ask and that’s enough.

 

ORBETELLO NON SCENDE DI UN SOLDO

 

Sono anni che vado ad Orbetello, da piccolo giocavo nelle ore calde in attesa di rigettarmi in acqua con quella pallina d’acciaio che non sarebbe dovuta cadere in buca ma che difficilmente con volante e pedali riuscivi a farle fare metà percorso. Il chiosco era ombreggiato da un misero cannucciato, dietro, la pineta, avanti, la bianca spiaggia bollente ed il mare di un colore celeste, banalmente unico, la “Feniglia”.

Questa volta decido di dedicare qualche ora delle giornate di ferie tanto agognate per fare dei sopralluoghi al fine di tentare una conoscenza più approfondita del discorso abitazioni in vendita, quindi leggo annunci, poi verifico con google map e visito la zona, se interessante passo al contatto telefonico.

Una mattina sul presto percorro in auto una di queste vie tra i campi agricoli che costeggiano la ferrovia alla ricerca di un casale che non riesco ad individuare, tra retromarce e inversioni nella completa solitudine decido di fermarmi presso una fattoria che vende prodotti a km 0 per chiedere informazioni, il casale è sotto i pini, malandato, le finestre aperte senza persiane lasciano presagire i laidi interni. Sono tentato di andarmene ma ecco che appare un uomo giovane, capelli lunghi con treccine non lavate, gli abiti da lavoro logori, le scarpe con la tomaia tagliata, mi faccio coraggio, scendo dall’auto, un cane pastore mi annusa mentre lui inizia farmi domande in toscano stretto e senza dirgli nulla o poco mi racconta che possiede una Alfa Romeo Giulia 1600 cc super degli anni settanta, mi porta nel retro del fienile, apre un capanno e me la mostra raccontandomi di riparazioni artigianali e giornate di viaggio. I suoi racconti non si fermano, mentre parla comprendo che ha dei problemi, non è totalmente nella consueta normalità (anche se bisogna capire cosa si intenda per normalità) mi dice che il fratello lo hanno portato via i Carabinieri e mi racconta le motivazioni. Nel frattempo arriva una coppia di forestieri, lo salutano con amicizia, colgo l’occasione per interromperlo e mentre si distrae mi allontano verso la mia meta.

Per molti giorni ho pensato a due cose: alla bella Giulia ed al racconto sul fratello

Il casale che casale non è ma bensì una casa ampliata e modificata negli anni con l’appezzamento di terra è stato suddiviso in 4 appartamenti in vendita separatamente, l’unico interessante uno al primo piano peccato che per accederci una scala in pietra che sale in verticale quasi a petto ti fa rischiare di cadere in dietro, all’interno un soppalco bellissimo ma non condonato. Alla fine della visita la frase è la seguente: la cifra richiesta è questa e non scendo di un soldo.

Una sera mi dirigo al quartiere Neghelli di Orbetello, l’appartamento è al primo piano di una palazzina ad un solo livello tipica edilizia economica popolare degli anni 30, le restanti palazzine tutte uguali dislocate a confine con il lungo laguna variano solamente di colorazione, tetti a due falde, persiane, le persone anziane sedute con le seggioline vicine ai portoni continuano quell’usanza paesana probabilmente ereditata dai genitori nel centro oggi storico ma occupato da forestieri che hanno comprato, ristrutturato e colonizzato. Alla fine della visita la frase dell’agente immobiliare è la seguente: la cifra richiesta è questa e i proprietari non scendo di un soldo.

Parto alla conquista di Porto Santo Stefano, vedo e visito case di ex pescatori, di persone anziane decedute con lotte ereditarie dietro l’angolo, ristrutturazioni di locali ora adibiti ad appartamenti all’interno di comprensori a picco sul mare e parco all’interno di residence di lusso con condomini paragonabili ad affitti di locazione, sempre senza un posto privato dove parcheggiare l’automobile, che in un luogo in cui hanno costruito alle pendici della roccia, questa come minimo ti occorre per fare la spesa, anche perché in alternativa oltre alle stradine tortuose puoi percorrere le scalinate che si arrampicano dal porto sino in cima alla collina, milioni di gradini, quindi abitazione senza posto auto privato neanche a parlarne,  si potrebbe parcheggiare lungo strada ma sfido chiunque a trovare un posto e quelli disponibili sono a pagamento orario.

Demoralizzato mi dicono che a Orbetello scalo una famosa impresa di costruzioni romana abbia ultimato un complesso abitativo composto da più palazzi con ogni confort dotati di autorimessa, peccato che non mi abbiano dato i costi al metro quadro pari ad una residenza di lusso nella capitale. Una oasi confinata da abitazioni economiche occupate dagli orbetellani a ridosso del lungo laguna, stile moderno forse anche troppo con prati artificiali e ringhiere di balconi risolte con cavi in acciaio, la pubblicità che leggo sui cartelloni tra le varie cose recita “…a due passi dal porto di Cala Galera”  vedo che la sede legale è in Via dei Colli della Farnesina a Roma, una strada in cui esistono solamente residenze di lusso, quindi molto probabilmente deduco che siano destinati alla borghesia romana dal momento che l’economia della zona di Orbetello basata sulla laguna ed il suo indotto non penso produca stipendi a tanti zeri, quindi per agiati vacanzieri meglio se con barca a seguito.

I giorni di riposo stanno scivolando velocemente e facendo un resoconto mentale penso che la cosa più interessante che abbia veduto sia stato l’incontro con il tipo della vecchia Giulia, la storia di suo fratello che scontento della matrigna la puntò e la mise sotto con la Uno Turbo, ricoverata smise di dilapidare il loro patrimonio e sempre lo stesso dopo avere pagato la colazione per mesi tutte le mattine al bar ad una ragazza e sua madre pensò che la giovane avesse interesse nei suoi riguardi ma una volta propostosi fu cacciato a malo modo, chiese spiegazioni, ricevette una denuncia, i Carabinieri non lo arrestarono per avere investito la donna ma quando gli portarono  l’esposto del suo amore che gli chiedeva di sparire dalla sua vista, innervosito si rivoltò alle guardie e queste lo portarono via, a quel punto si aprirono le porte della prigione.

I contadini del posto sostengono che sia il più intelligente dei fratelli tutti un pochino picchiatelli con una madre morta quando erano ancora troppo giovani ed un padre particolare, ma pensando al suo trascorso e ai fatti accaduti non riesco a giudicarlo in una società di uomini che sempre più spesso prendono e non danno, reazioni dirette come le sue sono certamente sbagliate perché senza molte politiche o fronzoli, oltre la legge ma a volte forse qualcuno dovrebbe spiegare a chi chiede che non si vive solamente per prendere ma anche per dare e le case e gli appartamenti che ho visitato purtroppo erano di quelli che chiedono e basta.

 

THE GREAT BEAUTY

The great beauty

I was lucky enough to live the way of Lungara area of Rome in an assiduous when my mother decided to live there.

He lived in Via De ‘Riari, in a building which was once the stable of the family from which the street takes its name that has at once a series of transformations until it reached its present shape in “C” consists of a cloister, which bears two floors above him and a central garden, one side bordering the Botanical gardens and a simple wall divides the two properties; in addition, the Accademia dei Lincei.

I used to go to her at any hour of the week, each time a different air a light that made you always see new things, meet different people, who came home, those who came, who went to work, who opened or closed shop, often we arrived walking to take possession of more than one real Roma, made of narrow streets that look at you and listen, the uneven cobblestones that do not give you a chance to get sidetracked while you are walking, the windows and doors closed to where they feel recite prayers of premises for where between one glass and another sliding the time, the roar of the midday cannon.

The hour and the day that I preferred to get there was early on Sunday morning before the hot, spent the arches of Porta Castello, let the right Via della Conciliazione to San Pietro, went down to the prison of Regina Coeli, to the left of Penance Lane , the intercom, the door that I opened the heavy door, the climb on foot of those stairs thinned quietly to avoid waking Anita Ekberg.

The walk to the 10.30 of the coffee ritual could have two goals, Piazza Santa Maria in Trastevere and Piazza Farnese, it depended very much on the weather conditions, with good weather we preferred cross Sisto Bridge and watch the Tiber island which divides the river stung by seagulls and smoothed roughly somewhere boat, often tourists ask me to take a picture in which I tried to do my best to make them even happier, street vendors they greeted amicably and once forded the river, hot and sweaty we put in the narrow and dark alleys fresh where summer is slow in coming.

The Jewish shops closed portend rest due by the cult of the sale and buy, from Via dei Pettinari wandering through the narrow Via Capo di Ferro on a corner, set in a building with an Ionic column and the license plate of the time in skullcap marble engraved inviting the Romans not to litter the streets, just ahead Palazzo Spada, the road narrows, becoming darker, it is Vicolo dei Venti, and suddenly a light cut in two a large square with two fountains, Piazza Farnese.

We chilled sitting on those seats consumed by our ancestors in the shadow of the building begun by Sangallo and passed to Michelangelo, Vignola, Della Porta, enjoying the cool morning breeze instead of winter makes you shake your coat and looked towards the bar ” coffee farnese “waiting for the bell of the sisters’ house in Santa Brigida we scandisse the time to go to consume the longed foamed cafe where often you could see Fuksas or meet Luca Cordero di Montezemolo bike that I presented to my mother proud of her son ; Checkout now no longer spoke, and I was paying the old bartender with dexterity and memory, there was preparing usual corner waiting for the tip and our compliments that are always not late in coming.

Leaving apply gaze to the bright facade masterfully composed of architectural elements that thanks to golden proportions have made timeless a palace and a square in my opinion among the most beautiful in the world, a cellist began to play at the sound of the rushing water of fountains from the baths of Caracalla, the children turned round with bicycles, the priests made their way to eat breakfast after the celebration of masses.

With the bad weather we pulled headed to Santa Maria in Trastevere, the “coffee Marzio”, where the few interior tables were eaten coffee with cream making acquaintance with local residents, artists and pseudo artists, older women much rigged with an uncertain past, of young couples families living in small houses with rents from a few euro stuck for years and never received and implemented executive evictions, interesting conversations over AS Roma with the manager, Fabio, which gave the local flavor of familiarity and at the same time the authority ; with the passage of the half-hours were changing customers, the people gave way to foreigners, men vintage men with young women and foreign tourists to discover the Capuchins.

In the spring we met groups of young priests and nuns who like butterflies with angelic faces greeted you as they went running back to their life of obedience, chastity and poverty, all of a sudden the noise of empty bottles discharged from the bins inside the truck garbage left during the revelry by night owls made you wince and realize that you could prepare to spend another night of fun.

The return was between Sant’Egidio and the Vicolo de Cedro, the Leopardo, where the doors open and dark with steep stairs came out cold drafts, Via Benedetta with clothes hanging between the halls, Santa Dorotea where the priest celebrating in open court was trying to capture of passage faithful, then he left the statue of Belli and passed under the arch of Porta Settimiana to take the Lungara for a return often difficult since we stopped to talk to one of the descendants of the De’Riari with family where they exchanged ceremonious compliments, with Cardinal Julian Herranz Casado right arm of Pope Benedict XVI° and his blessings, with the countess and her team as she called it, a number of Indians with responsibility for his life, or with Giuliano Gemma the little dog; our unstable steps on the dark stone furniture slabs that cover the sidewalks were interrupted by the demands of tourists with colored maps in hand … and when I looked up I knew that beneath those plane trees blowing in the wind there was that silent river where I was born which he has rocked and listened to me for thirty years, in front of me was visible right down at the bottom, so that arc millions of faithful have come, is and will be and that will lead them to the holy city, “the great beauty”.

 

La grande bellezza

Ho avuto la fortuna di vivere la zona di via della Lungara a Roma in maniera assidua quando mia madre decise di trasferircisi.

Abitava in Via De’ Riari, in un palazzo una volta scuderia della famiglia da cui la via prende il nome che ha sùbito una serie di trasformazioni sino ad assumere l’attuale conformazione a C composta da un chiostro che sopporta due piani sopra di sé ed un giardino centrale, un lato confina con l’Orto Botanico ed un semplice muro divide le due proprietà; oltre, l’Accademia dei Lincei.

Mi capitava di passare da lei in qualsiasi ora della settimana, ogni volta un’aria diversa una luce che ti faceva scorgere sempre cose nuove, incontrare persone diverse, chi rincasava, chi usciva, chi andava a lavoro, chi apriva o chiudeva bottega, spesso ci arrivavo camminando per appropriarmi di più di quella Roma vera, fatta di vicoli che ti guardano e ascoltano, di sanpietrini dissestati che non ti danno la possibilità di distrarti mentre cammini, di finestre e portoni chiusi da dove si sentono recitare preghiere, di locali in cui tra un bicchiere ed un altro si fa scorrere il tempo, del boato del cannone di mezzogiorno.

L’ora ed il giorno in cui preferivo raggiungerla era la domenica mattina presto, prima del caldo, passavo gli archi di Porta Castello, lasciavo sulla destra Via della Conciliazione con San Pietro, scendevo verso il carcere di Regina Coeli, sinistra verso Vicolo della Penitenza, il citofono, la portiera che mi apriva il pesante portone, la salita a piedi di quei scalini assottigliati senza fare rumore per non svegliare Anita Ekberg.

La passeggiata per il rituale del caffè delle 10.30 poteva avere due mete, Piazza Santa Maria in Trastevere o Piazza Farnese, dipendeva molto dalle condizioni metereologiche, con il bel tempo preferivamo oltrepassare ponte Sisto e guardare l’isola Tiberina che divide il fiume punzecchiato dai gabbiani e allisciato da qualche battello, spesso i turisti mi chiedevano di scattargli una foto in cui cercavo di dare il meglio per renderli ancora più felici, i venditori di strada ci salutavano amichevolmente e una volta guadato il fiume, accaldati ci infilavamo nei stretti vicoli bui e freschi dove l’estate tarda ad arrivare.

I negozi giudaici chiusi lasciano presagire il riposo dovuto dal culto della vendita e dell’affare,  da Via dei Pettinari girando per la stretta Via Capo di Ferro su di un angolo, incastonata in un edificio una colonna ionica e la targa dell’epoca papalina in marmo inciso che invita i romani a non sporcare le strade, poco più avanti Palazzo Spada, la via si ristringe divenendo più buia, è Vicolo dei Venti e all’improvviso una luce taglia in due una grande piazza con due fontane, Piazza Farnese.

Ci riposavamo seduti su quei sedili consumati dai nostri avi all’ombra dell’edificio iniziato da Sangallo e passato a Michelangelo, Vignola, della Porta, godendo del fresco venticello mattutino che invece d’inverno ti fa stringere il cappotto e guardavamo verso il bar “caffè farnese”  aspettando che la campana della casa delle suore di Santa Brigida ci scandisse il tempo per andare a consumare l’agognato caffè schiumato dove spesso si poteva vedere Fuksas o incontrare Luca Cordero di Montezemolo in bicicletta che presentai a mia madre fiera di suo figlio; alla cassa oramai non parlavo più, mentre pagavo l’anziano barista  con destrezza e memoria ci apparecchiava al solito angolo aspettando la mancia e i nostri complimenti che puntualmente non tardavano ad arrivare.

Uscendo rivolgevamo lo sguardo verso quella chiara facciata composta magistralmente da elementi architettonici che grazie a proporzioni auree hanno reso senza tempo un palazzo ed una piazza a mio avviso tra le più belle del mondo, una violoncellista iniziava a suonare con il sottofondo dello scorrere delle acque delle fontane provenienti dalle terme di Caracalla, i bambini giravano in tondo con le biciclette, i preti si avviavano a consumare la colazione dopo la celebrazione delle messe.

Con il brutto tempo si tirava diretti verso Santa Maria in Trastevere, al caffè di Marzio, dove ai pochi tavolini interni si consumavano i caffè con panna facendo conoscenza con gli abitanti del quartiere, artisti o pseudo artisti, donne anziane molto truccate dal passato incerto, famiglie di giovani coppie che abitavano in case di zona con affitti da pochi euro bloccati da anni e sfratti esecutivi mai ricevuti e attuati, interessanti conversazioni sulla AS Roma con il direttore, Fabio, che dava al locale un sapore di famigliarità ed al contempo di autorevolezza; con il passare delle mezz’ore i clienti cambiavano, gli abitanti lasciavano il posto ai forestieri, uomini attempati con giovani donne e turisti stranieri alla scoperta dei cappuccini.

Nelle primavere incontravamo gruppi di giovanissimi preti e suorine che come farfalle con facce angeliche ti salutavano mentre andavano di corsa verso la loro vita fatta di obbedienza, castità e povertà, ad un tratto il frastuono delle bottiglie vuote scaricate dai cassonetti all’interno del camion della nettezza urbana lasciate durante i bagordi dai nottambuli ti facevano sobbalzare e capire che ci si poteva preparare a passare un’altra notte di divertimento.

Il ritorno era tra Sant’Egidio e i Vicoli del Cedro, del Leopardo, dove dai portoni aperti e scuri con le scale ripide uscivano correnti fredde, Via Benedetta con i panni stesi tra i palazzetti, Santa Dorotea dove il prete celebrando a porte aperte tentava di catturare i fedeli di passaggio, poi si lasciava la statua del Belli e si passava sotto l’arco della Porta Settimiana per imboccare la Lungara per un ritorno spesso difficile dal momento che ci si fermava a parlare con uno dei discendenti della famiglia De’ Riari con cui si scambiavano cerimoniosi complimenti, con il Cardinale Julian Herranz Casado braccio destro di Papa Benedetto XVI° e le sue benedizioni, con la contessa e la sua squadra come lei la chiamava, una serie di indiani che provvedevano alla sua vita, o Giuliano Gemma con il cagnolino; i nostri passi instabili sui lastroni mobili di pietra scura che ricoprono i marciapiedi venivano interrotti dalle richieste dei turisti con le cartine colorate in mano…e quando guardavo in alto sapevo che sotto quei platani mossi dal vento c’era quel fiume silente in cui sono nato, che mi ha cullato e ascoltato per trent’anni, davanti a me si intravedeva giù giù in fondo, quell’arco per cui milioni di fedeli sono venuti, vengono e verranno e che li condurrà alla città Santa, “la grande bellezza”.

VIA TIBERINA (from Rome to the Third World)

The Via Tiberina was an ancient Roman road, from Rome, up the valley of the Tiber, crossed the Agro-falisco capenate, the Sabina and Umbria, heading Ocriculum.
During the fourth century BC, after the conquest of Veii, the Romans moved to the conquest of the Agro-falisco capenate.
To facilitate access to the territory, they built a road that ran along the river Tiber reusing existing routes.
Today, in the Province of Rome, its location coincides with the SP 15 / A Tiberina.
Originally, the Via Tiberina started from Ponte Sublicio and skirted the west bank of the Tiber.
After the construction of the Via Flaminia (223 or 220 a.c.), from Ponte Milvio and to Prima Porta (For gallinas albas), the path of the two roads was common.
So the Via Tiberina is peeling from the Flaminia just after the bridge over the Fosso di Prima Porta.
After skirting the Tiber on the western shore, he entered the territory capenate, reaching and crossing Lucus Feroniae.
After Ponzano Romano, he went beyond the Tiber (probably by ferry) and, later, it bordered on the east bank. Finally, he joined the Flaminia just south of Ocriculum.
Along the way, there were many villas, of which the most famous is the Villa Volusii of Saturn near Lucus Feroniae.

It is a beautiful sunny day for a late morning in June, the car runs between the curves and the branches of the trees on the roadside that seem to greet each pass.
I note with amazement that the speed limit is 50 km / h as in the city and therefore of reflection I am going to release the accelerator pedal sinking into an accurate view of the neighboring landscape made up of farms abandoned, restored farmhouses, fields, grazing animals.
A bus of ‘a.co.tra.l. It overtakes me at high speed forcing a cyclist on the side of the road and disappears around a bend, that say “and then it comes to road accidents” but behind that curve will begin to see every 50 meters on either side of the two lanes of chairs waiting for someone and then cars parked on the street empty.
Take a few seconds to understand what it is, out of the bushes I see women of all nationalities in a swimsuit and skimpy clothes winking bustling with hair and lipstick by garish colors, continuation and more I get, the more it becomes grotesque, men machine still facing the windows that interact peacefully and in kilometers to come I am faced with ethnic groups from remote continents hungry capitalism, free to show in any way, without any kind of control by the authorities and law enforcement .
I would too, when you spend staring at you in the eye without scruple, cyclists continue to zig zag careless as accustomed, arriving at the roundabout, I continue towards the shopping area of ​​Capena and everything returns to normal, the road becomes again a state of the province, They exceed the mall ARCA and after a few meters I check the right, a man dressed in black with a hat shaking a scoop intimandomi halt.
A patrol of Carabinieri after checking the identity and my nationality begins to control myself by cutting the insurance, the license plate, the libretto, the expiry of the license, the review deadline, the tire, the residence and after retiring for twenty minutes in their self service with all my documents, they come back and finally let me go; … That beautiful Italy … and then we wonder why things do not work here.

VIA TIBERINA (da Roma al terzo mondo)

La via Tiberina era un’antica strada romana, che da Roma, risalendo la valle del Tevere, attraversava l’Agro falisco-capenate, la Sabina e l’Umbria, puntando verso Ocriculum.
Nel corso del IV secolo a.C., dopo la conquista di Veio, i Romani si mossero alla conquista dell’Agro falisco-capenate.
Per agevolare l’accesso al territorio, essi realizzarono una strada che costeggiava il fiume Tevere riutilizzando percorsi preesistenti.
Oggi, in Provincia di Roma, il suo percorso coincide con la SP 15/A Tiberina.
In origine, la Via Tiberina partiva dal Ponte Sublicio e costeggiava la sponda occidentale del Tevere.
Dopo la realizzazione della Via Flaminia (223 o 220 a.C.), da Ponte Milvio e fino a Prima Porta (Ad gallinas albas), il percorso delle due strade era comune.
Quindi, la Via Tiberina si staccava dalla Flaminia subito dopo il ponte sul Fosso di Prima Porta.
Dopo aver costeggiato il Tevere sulla sponda occidentale, entrava nel territorio capenate, raggiungendo ed attraversando Lucus Feroniae.
Dopo Ponzano Romano, oltrepassava il Tevere (probabilmente mediante traghetto) e, in seguito, lo costeggiava sulla sponda orientale. Infine, si ricongiungeva alla Flaminia poco a sud di Ocriculum.
Lungo il suo percorso, sorgevano innumerevoli ville, delle quali la più celebre è la Villa dei Volusii Saturnini nei pressi di Lucus Feroniae.

È una bella giornata di sole di una tarda mattinata di giugno, la macchina scorre tra le curve e la fronde degli alberi a bordo strada che sembrano salutarmi ad ogni passaggio.
Noto con meraviglia che il limite di velocità è di 50 km/h come in città e quindi di riflesso mi appresto a rilasciare il pedale dell’acceleratore sprofondando in una visione accurata del paesaggio limitrofo composto da aziende agricole abbandonate, casali ristrutturati, campi coltivati, animali al pascolo.
Un autobus dell’ a.co.tra.l. mi sorpassa ad alta velocità costringendo un ciclista sul ciglio della strada e sparisce dietro una curva, che dire “e poi si parla di incidenti stradali” ma dietro quella curva si iniziano a vedere ogni 50 metri su entrambi i lati delle due corsie di marcia delle sedie in attesa di qualcuno e poi automobili parcheggiate lungo la strada vuote.
Bastano pochi secondi per comprendere di cosa si tratta, dai cespugli vedo uscire donne di ogni nazionalità in costume da bagno e abiti succinti che ammiccano agitandosi con capelli e rossetti dai vistosi colori, proseguo e più vado avanti e più la cosa diventa grottesca, uomini in macchina fermi affacciati dai finestrini che dialogano serenamente e nei chilometri a venire mi trovo di fronte a etnie provenienti da sperduti continenti affamati dal capitalismo, libere di mostrarsi in qualsiasi modo, prive di qualsiasi tipo di controllo da parte delle autorità e delle forze dell’ordine.
Mi sento di troppo, quando passi ti fissano negli occhi senza scrupolo, i ciclisti proseguono a zig zag non curanti come abituati, arrivo alla rotatoria, proseguo verso la zona commerciale di Capena e tutto ritorna nella normalità, la strada ridiventa una statale di provincia, supero il centro commerciale ARCA e dopo pochi metri vedo spuntare dalla destra un uomo vestito di scuro con un cappello che agita una paletta intimandomi l’alt.
Una pattuglia di Carabinieri dopo avere verificato le generalità e la mia nazionalità inizia a controllarmi il tagliando assicurativo, la targa, il libretto, la scadenza della patente, la scadenza della revisione, lo stato dei pneumatici, la residenza e dopo essersi ritirati per venti minuti nella loro auto di servizio con tutti i miei documenti, tornano e finalmente mi lasciano proseguire; …che bell’ Italia…e poi ancora ci chiediamo perché qui le cose non funzionano.

…AS CROCK POTS

While I wait I see them come walking quickly and tense face, get out slowly with face relaxed, they turn a corner one door closes, it’s better when you pass through a hallway or in a back that makes everyone understand where you withdraw from here famous old sign “retreat” replaced by the new “bathrooms” internationalized with “wc”.

If cold and inhospitable can ruin the stay, if there are dirty or narrow escape, when I want to put clean and spacious marbled, we like to stay there and also the exit and if you appreciate in the company if they recognize the quality design.

Who does not remember the bathrooms of the school in which they are consumed the strangest things, the funniest jokes, unexpected encounters with people or things, the surprises fascinating, the bold declarations, he asked for permission to go there when things were bad, we hid in the house when the air was heavy and moving forward with age have become places where we allow love and experimental oddities.

A place where we go back to the primordial and makes us civilized animals who have taught unlike such horses to use a container in which to lay our leftovers, those leftovers that others feel the smell and that our loved ones care for our health; our good depends on something so dirty and smelly that it seems also been extensive study by Freud, great artists have put it in a jar but all are ashamed.

And while keep waiting start to imagine those people who close the door behind them what they can do and have done, something bestial and the task of the designers I believe should just be to give the person who leaves the place time summarize a human attitude in order to enter again between the community, sometimes in offices confidence becomes such that we expect not only at the door but getting out there who adjusts his clothes when leaving the bathroom sometimes puts you in a hallway or in front of the door of an office.

So here we are at the planning dilemma: dressing areas and filtering to decompress or direct inputs?

It is said that in the 700 princely palaces of the bathroom consisted of a beautiful large frescoed room where during the holidays metal receptacles were overflowing onto the floor because of the use by many guests and attendants were assigned to the emptying of the same that was made directly from the windows.

Then our predecessors were concerned to resolve the problem before forcing infectious to equip each pot, drain into the sewer and then slowly make the room too warm and quiet.

I think the right approach to take is that of filtering zone isolated from an anteroom, where ever you can and where it is not it is hoped that the users have incoming and outgoing face as a “crock pot” because it is not transparent act that unites us to the beasts that we are.

…COME VASI DI COCCIO

Mentre aspetto li vedo entrare con passo rapido e faccia tesa, uscire lentamente con viso rilassato, girano un angolo si chiude una porta, quando va meglio si infilano in un corridoio o in un retro che fa capire a tutti dove ci si ritira da qui il famoso vecchio cartello “ritirata” sostituito dal nuovo “bagni” internazionalizzato con “wc”.

Se freddi e inospitali possono rovinare la permanenza, se sporchi o stretti ci fanno scappare, vuoi mettere quando sono ampi puliti e marmorizzati, ci fa piacere anche soggiornarvi ed all’uscita si apprezzano e se in compagnia se ne riconoscono le qualità progettuali.

Chi non ha ricordi dei bagni di scuola in cui si sono consumate le cose più strane, gli scherzi più divertenti, gli incontri inaspettati con persone o cose, le sorprese affascinanti, le audaci dichiarazioni, si chiedeva il permesso per andarci quando le cose si mettevano male, ci si nascondeva quando in casa l’aria si faceva pesante e andando avanti con l’età sono divenuti posti in cui ci si concedono stranezze amorose e sperimentali.

Un posto in cui torniamo alla primordialità e ci rende animali civilizzati a cui hanno insegnato a differenza ad esempio dei cavalli ad utilizzare un contenitore in cui deporre i nostri avanzi, quegli avanzi di cui gli altri sentono l’odore e di cui i nostri cari si preoccupano per la nostra salute; il nostro bene dipende da un qualcosa di così sporco e male odorante che sembra si stato ampio studio anche da parte di Freud, grandi artisti l’hanno messa in un barattolo ma tutti se ne vergognano.

E mentre continuo ad aspettare inizio ad immaginare quelle persone che si chiudono la porta alle spalle cosa possano fare ed avere fatto, qualcosa di bestiale e il compito dei progettisti a mio avviso dovrebbe proprio essere quello di dare alla persona che abbandona quel posto il tempo di riassumere un atteggiamento umano per potersi inserire di nuovo tra la comunità, a volte negli uffici la confidenza diventa tale che non solo ci aspettiamo davanti alla porta ma uscendo c’è chi si aggiusta i vestiti quando a volte l’uscita dal bagno ti proietta direttamente in un corridoio o di fronte la porta di un ufficio.

Quindi ecco che siamo arrivati al dilemma progettuale: antibagni e zone di filtraggio per decomprimere o ingressi diretti?

Si racconta che nei palazzi principeschi del 700 la sala da bagno era costituita da una bellissima grande stanza affrescata dove durante le feste i recipienti di metallo traboccavano sul pavimento a causa dell’utilizzo da parte dei molti ospiti e inservienti erano addetti allo svuotamento degli stessi che veniva effettuato direttamente dalle finestre.

Quindi i nostri predecessori si sono preoccupati di risolvere prima il problema infettivo obbligando di dotare ogni vaso, di scarico in fogna e poi piano piano di rendere la stanza anche accogliente e riservata.

Credo che il giusto indirizzo da seguire sia quello della zona di filtraggio isolata da un antibagno, sempre dove è possibile e dove non lo è si spera che i fruitori abbiano in entrata ed in uscita la faccia come un “vaso di coccio” perché non traspaia quell’atto che ci accomuna alle bestie che siamo.

Analisi del 2014

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2014 per questo blog.

Ecco un estratto:

Un “cable car” di San Francisco contiene 60 passeggeri. Questo blog è stato visto circa 610 volte nel 2014. Se fosse un cable car, ci vorrebbero circa 10 viaggi per trasportare altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

BREAKE THE BOXES

I get up, I get out of a box and step into another, then I open a couple to eat, the other two to get dressed and ran a box hanging by a thread leads me in a box in the ground.
Within in a box with wheels to occupy a space in a box.
Work through boxes technologically advanced project which other sets of cans, boxes, boxes to more or less plans, more or less complex in which we try to make sense.
Return in the box with wheels and an identification number that distinguishes me from the other to return to the starting box, where will rest listening to a box that emits sounds or by looking on another emitting images.
Before falling asleep I reflect and think about all the boxes that are surrounding me, of every kind and every form, but boxes that have only one purpose, the preservation of man, his defense and protection, but from what since whatever its end is written from birth and in whatever way you decide to always end in a damn box you will go.
Yes, damn, damn it as the limit that gives me this carcass evolved since even that faculty which I was assigned that makes me more evolved animal is also contained her in a box of a delicacy fetched. A limit that allows me to understand that although it may apply myself daily nonstop to why and the how, there is always a non-answer I defeats.
But I think I have something figured out, until we shall consist only of the flesh we need to live protected and how we can still indulge us continue to build simple boxes and boxes of just how simple it is … our stay in this great and wonderful banality.

MI SONO ROTTO LE SCATOLE

Mi alzo, esco da una scatola e passo in un’altra, poi ne apro un paio per mangiare, altre due per vestirmi e di corsa una scatola appesa ad un filo mi porta in uno scatolone sotto terra.
Entro in una scatoletta con le ruote per andare ad occupare uno spazio in uno scatolone.
Lavoro grazie a scatole tecnologicamente avanzate con cui progetto altri insiemi di scatolette, scatole, scatoloni a più o meno piani, più o meno complessi a cui cerchiamo di dare un senso.
Rientro nella scatoletta con le ruote ed un numero identificativo che mi contraddistingue tra le altre per tornare nella scatola di partenza, in cui riposerò ascoltando una scatola che emette suoni o guardandone un’altra che emette immagini.
Prima di addormentarmi rifletto e penso a tutte le scatole che mi stanno circondando, di ogni tipo ed ogni forma, ma scatole che hanno un solo fine, la preservazione dell’uomo, la sua difesa e protezione, ma da cosa dal momento che comunque sia la sua fine è scritta sin dalla nascita e in qualunque modo si decida di finire sempre in una maledetta scatola si andrà.
Si, maledetta, come è maledetto il limite che questa carcassa evoluta mi concede dal momento che anche quella facoltà che mi è stata attribuita che mi rende più evoluto degli animali è contenuta anche lei in una scatola di una delicatezza inverosimile. Un limite che mi permette di capire che nonostante possa applicarmi quotidianamente senza sosta al perché ed al per come, c’è sempre una non risposta che mi sconfigge.
Ma qualcosa penso di avere capito, sino a quando saremo costituiti solamente di carne ed ossa avremo necessità di vivere protetti e per quanto ci potremo ancora sbizzarrire continueremo a costruire scatole delle semplici scatole e basta…come semplice è la nostra permanenza in questa grande e stupenda banalità.

VIA DI SAN VALENTINO, FOR A FEW CLOSE

What do you think …?
They might agree to go, but tell me, at this very moment do you miss the most?
Ansedonia … the beach.
It is also true to me, if you think that only yesterday at this time we were in the cool water.
I understand why … but every time I try to make a speech that you think women try to distract postponing your responsibility to man, answering simply are concordant.
In the meantime, interested in showing me I pretend to concentrate on the road, the little toy car strives to bring in top of the climb, the closeness among the buildings prevents filter the sun’s rays of 18:30, as often happens to me the sound of a voice starts to make me the background and slowly enter my world of questions and because of that I try to give answers often unsatisfactory in my opinion; how can palaces perched on a hill with facades few meters away from each other, entrances and common areas bordering cut to the bone may have one of the greatest values on the market square in Rome.
One by one the cars parked in the infinity edge on both sides attacked each other, I see the light and finally we arrived at the junction with Via di San Valentino, I am forced to slow down and stop, summer intersections are the most dangerous , both silent look first on the right and then on the left and we are watching the scene that presents itself: a he and a she got out of their modern BMW, he speaks animatedly wearing a T-shirt, shorts and slippers sea while she disregard pulls back her long dark hair, tanned body, the beach towel on the shoulder with off in a bikini made up bra and tanga blacks that highlight a physical twenties statuary.
Remain firm without words, we look in the eye and dividing comment on the scene.
Mistress of the place which belongs to all citizens, but really belongs only to a certain class of people who can handle it, keep it, inherit it, restore it, where there are beautiful cars, beautiful women, handsome men who are always laughing, behave as poor , ask for the discount, be happy even in sadness and loneliness, they learn from an early age to make his face hard when you request it and to surround by beautiful things and great minds.
She had returned from the sea, he still felt in his beach house and started from the sidewalk, where it is as a child took her with the stroller where she walked hand in hand with parents and you are given appointments with friends, is accompanied and take, the house extends the block, the mind breaks down the walls that divide the hollow interior with the exterior by creating this thread that you could find in Rome after the war in full reconstruction where the barracks were mingled with the buildings still unfinished neo-realist film told from where the train Rome-Ostia granted those days on the beach to the people who thronged its cars by becoming the capital of a maritime city, but this time in 50 years on the characters change, not more caricatured and grotesque so-called “paccottari”, but the products of the new youth flawless genetically improved and refined in a neighborhood of former hierarchs and powerful today that rained works by leading modern architects, Ridolfi, Lombardi, Luccichenti, Monaco, Busiris Vici, where the avant-garde experimentation gave the best of themselves in a few square meters, a tangle of balconies, entrances, windows, stained glass, full and empty forms that accompany you until the Faculty of Valle Giulia.
What made me realize the image of that girl .. that to live in certain places you have to have the confidence that you can have and grow day after day only if we are born and grow up, if you receive it: that kind of property is not for all, you can enrich, buy an apartment, live in, but you’ll never be part of that social fabric.
In ancient Rome, a slave could redeem their freedom in various ways and continue its existence by man freed, but not “free.”

VIA DI SAN VALENTINO, PER POCHI INTIMI

…cosa ne pensi?
Si sono concorde potrebbe andare, ma dimmi, in questo preciso istante cosa ti manca di più?
…la spiaggia di Ansedonia.
È vero anche a me, se pensi che solamente ieri a quest’ora eravamo dentro l’acqua fresca.
…ho capito ma perché ogni volta cerco di fare un discorso che ritieni femminile provi a distogliermi rimandando le tue responsabilità di uomo, rispondendo semplicemente sono concorde.
Nel frattempo dimostrandomi interessato faccio finta di concentrarmi sulla strada, la piccola macchinina si sforza per portarci in cima alla salita, la vicinanza tra i palazzi impedisce il filtrare dei raggi del sole delle 18.30, come spesso mi accade il rumore di una voce inizia a farmi da sfondo e piano piano entro nel mio mondo fatto di domande e di perché a cui tento di dare delle risposte spesso a mio giudizio insoddisfacenti; come è possibile che palazzi arroccati su di una collina con facciate distanti pochi metri l’una dall’altra, ingressi confinanti e spazi comuni ridotti all’osso possano avere uno dei maggiori valori di mercato sulla piazza romana.
Una ad una sfioro le auto parcheggiate in salita su ambo i lati attaccate tra loro, vedo finalmente la luce e siamo arrivati all’incrocio con via di Via di San Valentino, sono costretto a rallentare e fermarmi, d’estate gli incroci sono maggiormente pericolosi, entrambi silenti guardiamo prima sul lato di destra e poi su quello di sinistra e rimaniamo ad osservare la scena che ci si presenta: un lui ed una lei scesi dalla loro moderna BMW, lui le parla animatamente indossando una maglietta, dei pantaloncini e ciabatte da mare mentre lei con non curanza si tira indietro i lunghi scuri capelli, il corpo abbronzato, il telo da spiaggia sulla spalla con in dosso un bikini composto da reggiseno e tanga neri che mettono in evidenza un fisico ventenne statuario.
Rimaniamo fermi senza parole, ci guardiamo negli occhi e ripartendo commentiamo la scena.
Padrona di quel posto che è di tutti i cittadini ma appartiene veramente soltanto ad una certa classe di persone che possono gestirlo, mantenerlo, ereditarlo, ristrutturarlo, in cui ci sono belle automobili, belle donne, begli uomini che devono sempre ridere, comportarsi da poveri, chiedere lo sconto, essere felici anche di tristezze e solitudini, che imparano sin da piccoli a fare la faccia dura quando lo si richiede ed a contornarsi di belle cose e di menti eccelse.
Lei era tornata dal mare, si sentiva ancora in spiaggia e casa sua iniziava dal marciapiede, è dove sin da bambina la portavano con il passeggino dove ha camminato mano nella mano con i genitori e si è data gli appuntamenti con gli amici, si fa accompagnare e prendere, la casa si prolunga all’isolato, la mente abbatte quelle pareti di forati che dividono gli interni con gli esterni creando quel filo conduttore che si poteva trovare nella Roma del dopo guerra in piena ricostruzione in cui le baracche si confondevano con le palazzine ancora non finite raccontate dal cinema neo realista, dove il trenino Roma-Ostia concedeva quelle giornate di mare al popolo che affollava i suoi vagoni facendo diventare la capitale una città marittima ma questa volta a distanza di 50 anni i personaggi cambiano, non più caricaturati e grotteschi i così detti “paccottari”, ma prodotti di quella nuova gioventù senza imperfezioni geneticamente migliorata e raffinata in un quartiere di ex gerarchi e potenti di oggi in cui fioccano opere dei maggiori architetti moderni, Ridolfi, Lombardi, Luccichenti, Monaco, Busiri Vici, dove la sperimentazione delle avanguardie ha dato il meglio di se in pochissimi metri quadrati, un groviglio di balconi, ingressi, finestre, vetrate, forme piene e vuote che ti accompagnano sino alla Facoltà di Valle Giulia.
Cosa mi ha fatto capire l’immagine di quella ragazza.. che per vivere in determinati posti si deve avere quella sicurezza che puoi avere e coltivare giorno dopo giorno solamente se ci nasci e cresci, se la ricevi: quel tipo di proprietà non è per tutti, ti puoi arricchire, acquistare un appartamento, viverci, ma non sarai mai parte integrante di quel tessuto sociale.
Nell’antica Roma uno schiavo poteva riscattare la propria libertà in vari modi e continuare la sua esistenza da uomo liberato, ma non “libero”.

V.LE CORTINA D’AMPEZZO IN ROME FOR RENT

As always, I wake up early in the morning, make coffee while I look at the calendar, the period of the move is coming, we will change the house, you will have new neighbors, new people will keep us from behind the glass hopeful blacks to understand who you might be and what you can do and “how come he lives with that woman and why they do this or that …”, part of my gypsy blood by Torturro and the wanderings of the father of my grandfather from site to site for the construction of the railway Florence – Roma and Roma – Viterbo, makes that makes me unable to stop in a sedentary in one place.
Around the coffee, I think of all the houses that I have changed, the people I met, the owners, administrators, their questions, their faces, the old surveyor of highways engineer who everyone called early in the morning with the bitter cold day warmed me with his stories of the past until our ways parted at the junction of Via Stresa corner of the “residence camilluccia”, a masterpiece signed by the young architects’ group Stass “at the end of the sixties, I visited it in 2009 driven by the desire to live in an architecture unique in the Roman Empire which unfortunately has not been any improvement and therefore not very hospitable but of great charm.
This time the search for a new home began with a long time in advance for various reasons and one of these was also to be able to get to know the buildings in which perhaps would never have had the chance to set foot.
The area affected was that of Viale Cortina d’Ampezzo, focusing on the high street, excluding the ground floors and areas poorly suited to car parking on the street.
The determining factors in the choice have also been the plan, exposure to the sun, the share of the settlement level than the two valleys side, one of which housed the river Tiber with hydrogeological landslides and earthquakes changed its course in the coming centuries to what we see today.
The search lasted about seven months, I have visited a dozen apartments that would respond to the main features sought without regard to the rest, which led to a careful selection that left me torn between two units.
In the end the choice fell on one of the two thanks to the seriousness of the owner of one of these.
I reflect on what I really saw …
So many people including high housing units divided and converted into several apartments, a former wash Monthly manufactured illegally and then regularized proposed as penthouses, residential apartments where the kitchen was not foreseen if not in small part with any appliance without hoods or dedicated windows and existing ones with unique glass and frames in douglas or iron, ruined. The doors, rarely armored, with a maximum of two locks, the walls do not always whitewashed and painted if they are subject to condensation and mold, security grilles often missing alarms and even the shadow. The systems all without certification, gas boilers lacking the maintenance booklets, cars with trapezoids.
All at times peppered with sellers who tell you that your property will start from where the keeper and his salutation from the input forward you can enjoy the place you live in that part belongs to you and that you will pay on time, however, the rate monthly, in cases where the keeper was foreseen the situation was convenient from an economic case but look at the monthly cost of the rent was higher, result: same total amount of rental and condominium, with or without a goalkeeper.
Furniture …
most of the apartments visited predict that the occupants eat outside the home, since the kitchens if present are poorly equipped and poorly studied, or alternatively to purchase a kitchen to fit and then take away at his own expense.
As far as beds and sofas, all very used and consumed, washers as an option, refrigerators for Snow White (Biancaneve) and the seven dwarfs even the shadow of a dishwasher including attacks.
Radiators for heating of the older generation, if lucky box- walls, attics without any form of insulation, flooring older than thirty years.
At this point those who are not will be asked to Rome, but in that area will never be this Viale Cortina d’Ampezzo?
It is a residential area that stretches north to Rome from Monte Mario and precisely from Via del Forte Trionfale down until Piazza Giochi Delfici, is home to professionals and traders, nowadays the average sales price of real estate fluctuates between 6000/7000 € x m2 and a house of 40 m2 for rent can range from 750 to 850 Euros per month without parking.
Within the extensive ski passes one on the main bus route reserved for students up to the age of thirteen, domestic helpers and domestic ethnic groups, the rest of the local population moves cars including students after thirteen years.
I am staring into the garden in front of the house, the coffee is now cooled, the sun touches the curtain of the building revealing the skin of a reptile and I wonder … but then if there are many buses and all domestic residents possess at least one car since the shops are distant, the above average prices suggest a very exclusive area, the apartments if you do not travel on fractional sizes ranging from 120 to 160 m2, then why have only seen things that are not even in a definite place in the elite like this?
Because in my opinion we have the usual, in Rome there is the culture of the rent (rent = profit).
In the capital lease houses were always expensive even during the period of ancient Rome, the islets often caught fire because unhealthy and unsafe, Michelangelo himself complained to the landlord because it was raining in the house and despite the past millennia, the situation has not changed at all, the one who proposes to lease the house is not considered a duty to give back something to payout a technically sound and decent pace with the times and if he were to be required, this would be used as a pretext for ‘rent increase.
I drink my coffee and in the end I understand that in the house where I’m going the right balance has been achieved, at least for what concerns me, but I ask myself the same question:
when you change something in this city “ETERNAL”?
We all sat around the table of the studio with views of Monte Mario, the estate agent reads the contract that we are going to sign, ask me to repeat a few things and do it, I say that they were not part of the deal, they answer that it is a mere formality , temporarily suspend the negotiations, which will go bankrupt the next day.
If it was as they contend, a mere formality, we would have concluded the deal …
When you change something in this “HUMAN BEING”?

Viale Cortina d’Ampezzo a Roma, in affitto

Come sempre mi sveglio la mattina presto, mentre preparo il caffè guardo il calendario, sta arrivando il periodo del trasloco, si cambierà casa, si avranno nuovi vicini, ci osserveranno nuove persone da dietro i vetri neri speranzose di capire chi tu possa essere e cosa tu possa fare e “come mai vive insieme a quella donna e perché fanno quello o quell’altro…”, parte del mio sangue gitano da parte dei Torturro ed il peregrinare del padre di mio nonno da cantiere a cantiere per la realizzazione della ferrovia Firenze – Roma e Roma – Viterbo, fa si che mi renda incapace di fermarmi in maniera stanziale in un posto.
Giro il caffè, mi vengono in mente tutte le case che ho cambiato, le persone che ho conosciuto, i proprietari, gli amministratori, le loro domande, le loro facce, il vecchio geometra di autostrade che tutti chiamavano ingegnere che al mattino presto con il freddo pungente mi scaldava la giornata con i suoi racconti del passato sino a quando le nostre strade si dividevano al bivio di via Stresa all’angolo del “residence camilluccia”, il capolavoro firmato dai giovani architetti “gruppo stass” alla fine degli anni sessanta, che ho visitato nel 2009 perché spinto dal desiderio di abitare in un’architettura unica nel panorama romano che purtroppo non ha subito nessuna miglioria e quindi poco ospitale ma di grandissimo fascino.
Questa volta la ricerca della nuova abitazione è iniziata con molto tempo in anticipo per vari motivi ed uno di questi è stato anche quello di poter conoscere da vicino edifici in cui forse non avrei mai avuto la possibilità di mettere piede.
La zona interessata è stata quella di Viale Cortina d’Ampezzo, concentrando l’attenzione nella parte alta della via escludendo a priori i piani terra e le zone poco adatte al parcheggio auto in strada.
I fattori determinanti nella scelta sono anche stati, il piano, l’esposizione al sole, la quota di livello dell’insediamento rispetto alle due valli alterali, una di queste ospitava il fiume Tevere che con gli smottamenti idrogeologici e tellurici cambiò il suo corso nei secoli arrivando a ciò che oggi vediamo.
La ricerca è durata circa sette mesi, ho visitato una ventina di appartamenti che rispondessero alle caratteristiche principali ricercate senza badare al resto, che ha portato ad una scrupolosa cernita che mi ha lasciato indeciso tra due unità abitative.
Alla fine la scelta è caduta su una delle due grazie alla serietà del proprietario di una di queste.
Rifletto a cosa ho veramente visto…
Tanta gente che propone grandi unità abitative frazionate e trasformate in più appartamenti, ex lavatoi condominiali realizzati abusivamente e poi regolarizzati proposti come attici, appartamenti residenziali in cui la cucina non è stata prevista se non in minima parte con qualche elettrodomestico senza cappe o finestre dedicate e quelle esistenti con unico vetro e telai in douglas o ferro, rovinati. Le porte, raramente blindate, con al massimo due serrature, le pareti non sempre imbiancate e se verniciate perché soggette a muffa e condensa, grate di sicurezza spesso mancanti e di allarmi neanche l’ombra. Gli impianti tutti privi di certificazioni, le caldaie a gas sprovviste dei libretti di manutenzione, posti auto con forme trapezoidali.
Il tutto a volte condito da venditori che ti raccontano che la tua proprietà inizia da dove si trova il portiere e che dal suo saluto sull’ingresso in avanti potrai godere del posto in cui vivi che in parte ti appartiene e che comunque pagherai puntualmente nelle rate condominiali, nei casi in cui il portiere non era previsto la situazione era conveniente sotto il profilo economico ma guarda caso il costo mensile dell’affitto era maggiore, risultato: stessa cifra totale tra affitto e condominio, con o senza portiere.
Arredi…
la maggior parte degli appartamenti visitati prevedono che gli occupanti mangino fuori casa, dal momento che le cucine se presenti sono poco attrezzate e male studiate, o in alternativa che acquistino una cucina da montare e poi portare via a proprie spese.
Per quanto riguarda letti e divani, tutti molto usati e consumati, lavatrici come optional, frigoriferi per i sette nani di Biancaneve e di lavastoviglie neanche l’ombra compresi gli attacchi.
Radiatori per il riscaldamento di vecchia generazione, murature se fortunati a cassetta, solai privi di ogni forma di coibentazione, pavimentazioni vecchie di trenta anni.
A questo punto chi non è di Roma si chiederà, ma in che zona sarà mai questa Viale Cortina d’Ampezzo?
È una zona residenziale verso Roma Nord che si estende da Monte Mario e precisamente da Via del Forte Trionfale verso il basso sino a p.zza Giochi Delfici, ospita professionisti e commercianti, oggi giorno il prezzo medio di vendita immobiliare oscilla tra i 6000/7000 euro x m2 ed una casa di 40 m2 in affitto può andare dai 750 ai 850 euro mensili anche senza posto auto.
All’interno dell’esteso comprensorio passa una sola linea di autobus sull’arteria principale riservata a studenti sino ai tredici anni, colf e domestici di varie etnie, il resto della popolazione del luogo si muove in automobili compresi gli studenti dopo i tredici anni.
Sono con lo sguardo fisso verso il giardino di fronte casa, il caffè si oramai freddato, il sole lambisce la cortina del palazzo lasciando intravedere la pelle di un rettile e mi chiedo…: ma allora se ci sono tanti domestici sui bus e tutti i residenti posseggono minimo un auto dal momento che i negozi sono lontani, i prezzi sopra la media fanno pensare ad una zona esclusiva, gli appartamenti se non frazionati viaggiano su dimensioni che vanno dai 120 ai 160 m2, allora perché ho visto solamente cose che non vanno anche in un posto definito di èlite come questo?
Perché a mio avviso siamo alle solite, a Roma non c’è la cultura dell’affitto, ( affitto = lucro).
Nella capitale le case in locazione sono state sempre costose anche durante il periodo dell’antica Roma, le insule spesso prendevano fuoco perché malsane e poco sicure, lo stesso Michelangelo si lamentava con il padrone perché gli pioveva in casa e nonostante siano passati millenni la situazione non è cambiata affatto, colui che propone la casa in locazione non si ritiene in dovere di concedere dietro riscossione di denaro un qualcosa di tecnicamente valido e decente al passo con i tempi e se gli dovesse essere richiesto, questo verrebbe utilizzato come pretesto per l’aumento del canone.
Bevo il mio caffè e alla fine capisco che nella casa in cui andrò è stato raggiunto il giusto compromesso, almeno per ciò che mi riguarda, ma mi pongo la solita domanda:
quando cambierà qualcosa in questa città “ETERNA” ?
Siamo seduti tutti e cinque intorno al tavolino dello studio con veduta su Monte Mario, l’agente immobiliare legge il contratto che andremo a firmare, chiedo che ripeta alcune cose e lo fa, dico che non erano nei patti, rispondono che è una pura formalità, sospendo momentaneamente la trattativa, che andrà fallita il giorno seguente.
Se fosse stata come da loro sostenuto, una pura formalità, avremmo concluso l’affare…
Quando cambierà qualcosa in questo “ESSERE UMANO” ?