For eight years I walk every morning in all seasons the elevated Via Olympic leaving me in the lower right area of the Farnesina, the former housing of the beam, the former orphanage for crippled children, exercise areas intended for parking areas of the Ministry of Foreign Affairs, the gardens of Via dei Colli della Farnesina and Via della Farnesina in Rome.
Despite winter mornings the car is still cold and the body still numb when the gaze falls for that fraction of seconds in the green and in the breach, the mind takes me back to those hot springs that smelled of dust and sweat whose sweep seemed immense and we moved from one area to another with specific purposes, from the race track to the challenge of bicycles marbles, from jumping off the swing where someone was promptly accompanied to the hospital on time to suture some wounds of war with blowpipes hidden behind thick hedges of laurel that smelled when you were falling in leaving scratches procured from the branches with the hope of not having ruined yet another T-shirt.
The recall of mothers or grandparents at sunset sounded like the beginning of the last minute in the sports competitions in which you had to give vent to all the energy left as if it were the last day of life.
The football matches were held in the parking lot in front.
A land of asphalt with the sun in two in the afternoon, the matters to divide the components that would form the two teams, the disappointment of not being chosen first duty or play against your best friend, the doors symbolized by the accumulation of clothes and a lot of imagination, that became the clearing near the Olympic Stadium until you won or lost for so little with the final fight for a foul received.
While I put in the underpass at Fleming I projected towards the Champs Sports I realize that the cold and moisture increase inside the car, I reflect on the things that will vary depending on how we look, from which angle we wish to observe and from our state of mind.
A garden can be a neighborhood park, a jungle.
A suburban home, a villa.
A palace, a prison.
I think that every idea, project and construction should be able to leave the imperfection that would give the possibility to the user / consumer to interpret and adapt the product to their needs and their own needs, but only a few hundred meters from that entertainment today used as pasture for dogs, there are apartments dating back to the fascist type of very low-income that are now sold at prices ranging from 6,000 to 7,000 EUR for square meter, called lofts and basements former wash-called penthouses.
Despite the man should be master of the world, however, often fails to give the worst of himself speculating on situations already compromised from the start, just think that until the eighties, every apartment of maximum fifty square meters harbored at least one family with contract d ‘ rent-controlled consisting of five or six units with a bathroom consists of toilet and wash basin.

The sale of these properties to the nobility and the bodies to private individuals has created a hoarding affair and knowledge administration in order to increase the value of a single property to its placement in the market to double the number of purchase origin .
At the end of the steps nowadays apartments are renovated but with a density less popular due to raising economic market that led to the purchase of high-income families with a maximum of one child, but with non-existent infrastructure and abandonment of those few they were there.

Often the blame politics, rulers, to the owners, planners, designers, constructors, but I believe that the culprits should be identified simply in humans, understood as a community, as a collective group of bipedal with developed intellect that too often themselves to be carried by that primordial desire that is called concupiscence and it is precisely this desire that speculators leverage.
And to think that to solve this problem entirely Italian, it would be enough not to buy certain houses

I GIARDINI DELLA FARNESINA A ROMA

Da otto anni percorro tutte le mattine in tutte le stagioni la sopraelevata Via Olimpica lasciandomi in basso sulla destra la zona della Farnesina, le ex case popolari del fascio, l’ex Orfanotrofio dei mutilatini, gli spiazzi destinati a zone di parcheggio del Ministero degli Affari Esteri, i giardinetti tra Via dei Colli della Farnesina e Via della Farnesina di Roma.
Nonostante nelle mattine d’inverno l’automobile sia ancora fredda ed il corpo ancora intorpidito quando lo sguardo cade per quella frazione di secondi nel verde e sulla breccia, la mente mi riporta a quelle calde primavere che sapevano di polvere e di sudore i cui spazzi sembravano immensi e ci si spostava da una zona all’altra con scopi precisi, dalla gara sulla pista di biciclette alla sfida a biglie, dal salto dall’altalena dove puntualmente qualcuno veniva tempestivamente accompagnato all’ospedale per suturare qualche ferita alla guerra con le cerbottane nascosti dietro fitte siepi di alloro che profumava quando ci cadevi dentro lasciandoti i graffi procurati dai rami con la speranza di non avere rovinato l’ennesima maglietta.
Il richiamo delle madri o dei nonni al tramonto suonava come l’inizio dell’ultimo minuto nelle gare sportive in cui si doveva dare sfogo a tutte le energie rimaste come fosse l’ultimo giorno di vita.
Le partite di pallone si svolgevano nel parcheggio antistante.
Una landa di asfalto infuocata dal sole delle due del pomeriggio, la conta per dividersi i componenti che avrebbero formato le due squadre, le delusioni di non essere scelto per primo o di dovere giocare contro il tuo migliore amico, le porte simboleggiate dall’accumulo di vestiti e tanta fervida immaginazione, quello spiazzo diveniva il vicino stadio Olimpico sino a quando si vinceva o perdeva tanto a poco con rissa finale per un fallo ricevuto.
Mentre mi infilo nel sottopasso del Fleming che mi proietta verso i Campi Sportivi mi rendo conto che il freddo e l’umidità aumentano all’interno dell’abitacolo, rifletto sulle cose che variano a seconda di come le guardiamo, da quale angolazione desideriamo osservarle e dal nostro stato d’animo.
Un giardinetto di quartiere può essere un parco, una giungla.
Una casa di periferia, una villa.
Una reggia, una prigione.
Penso che in ogni idea, progetto, costruzione si debba riuscire a lasciare quell’imperfezione che possa dare la possibilità al fruitore/consumatore di interpretare e adattare il prodotto alla propria esigenza ed alla propria necessità ma solamente a poche centinaia di metri da quell’area divertimenti oggi usata come pascolo per cani, ci sono gli appartamentini risalenti all’era fascista di tipologia ultrapopolare che oggi vengono venduti a prezzi che vanno dai 6.000 ai 7.000 euro per metro quadrato, scantinati chiamati loft ed ex lavatoi denominati attici.
Nonostante l’uomo sia padrone del mondo riesce comunque spesso a dare il peggio di se stesso speculando su situazioni già compromesse in partenza, basti pensare che sino agli anni ottanta, ogni appartamento di massimo cinquanta metri quadrati ospitasse come minimo una famiglia con contratto d’affitto bloccato composta da cinque o sei unità con un bagno costituito da vaso e lavabo.
La vendita di questi immobili da parte della nobiltà e degli enti a singoli privati ha creato un accaparramento all’affare ed alla conoscenza amministrativa al fine di aumentare il valore della singola proprietà per un suo ricollocamento sul mercato al doppio della cifra di origine d’acquisto.
Alla fine di tutti i passaggi al giorno d’oggi troviamo appartamentini ristrutturati ma con densità popolare inferiore dovuta all’innalzamento economico del mercato che ha portato all’acquisto famiglie ad alto reddito con massimo un figlio, ma con infrastrutture inesistenti ed abbandono di quelle poche che c’erano.
Spesso si da la colpa alla politica, ai governanti, ai padroni, agli urbanisti, ai progettisti, ai costruttori, ma credo che i colpevoli debbano essere individuati semplicemente negli esseri umani, intesi come comunità, come collettività di bipedi con intelletto sviluppato che troppo spesso si fanno trasportare da quel desiderio primordiale che si chiama concupiscenza ed è proprio su questo desiderio che gli speculatori fanno leva.
E pensare che per risolvere questo problema del tutto italiano, basterebbe non acquistare determinate case.

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