Looking at the Montebello residential complex of Bracciano (Rome) Italy, but even more the inside of the apartments, you can not read the guidelines of Paolo Portoghesi architecture.
Each apartment construction in its design evokes the teaching of the designers of the post-war, reminiscent of the black and white photographs of architectural works in the books of the seventies and eighties, brings out the daring mind of the designs villas for private clients who are then become part of history by dictating the help of Italian architecture.
You can not not think of home Lina, ATER to homes, decorated the interior of the house Papanico, the complex of Tarquinia, the church of Salerno and more.
In the central area of the interior environment is never the same, stop and leave the walls at different angles from each other, plans to level up or down, in the corridors leading outside terraces, gazebos permanent porches , the facing are addressed, both to a central square with a circular radial pattern renaissance, from the beating heart, a meeting, gathering, agreements, business, the pursuit of beauty, of proportion, that a campaign to drastically and badly parceled in past years.
The decoration of facades and details confess and reveal the life of an architect, grew up and lived in one of the most prosperous periods in history and fervent in our society, in which the ability of design and construction was still bound at the thought of mind and the qualities of individuals.
We hope that the whole does not face the end of others, who with the passage of time, due to lack of infrastructure, will remain isolated from the rest, bringing residents to encyst in a fortified position.

PORTOGHESI E MONTEBELLO A BRACCIANO, UN PEZZETTO DI STORIA

Guardando il complesso residenziale Montebello di Bracciano (Rm) Italia, ma ancora di più l’interno degli appartamenti, non si possono non leggere, le linee guida dell’architettura di Paolo Portoghesi.
Ogni appartamento nella sua concezione costruttiva evoca l’insegnamento dei progettisti del dopo guerra, ricorda le fotografie in bianco e nero delle opere di architettura nei libri degli anni settanta ed ottanta, fa affiorare alla mente i disegni azzardati dei villini per le committenze private che sono poi entrati a far parte della storia dettando le linnee guida dell’architettura italiana.
Non si riesce a non pensare a casa Lina, alle case ATER, agli interni decorati di casa Papanice, al complesso di Tarquinia, alla chiesa di Salerno e tanto altro.
Nella zona centrale, l’interno degli ambienti non è mai lo stesso, le pareti si fermano e ripartono con angoli diversi l’una dall’altra, i piani di livello salgono o scendono, i corridoi conducono in terrazzi esterni, gazebo permanenti, portici, gli affacci sono rivolti, sia verso una piazza centrale circolare con schema radiale rinascimentale, dal cuore pulsante, punto di incontro, di raccolta, di accordi, di affari, la ricerca del bello, della proporzione, che verso una campagna drasticamente e malamente lottizzata negli anni passati.
Le decorazioni ed i particolari delle facciate esterne confessano e svelano la vita di un architetto cresciuto e vissuto in uno dei periodi storici più floridi e ferventi della nostra società, in cui l’abilità progettuale e costruttiva era ancora rilegata al pensiero di menti e alle qualità dei singoli.
Speriamo che il complesso non faccia la fine di altri, che con il passare del tempo, a causa della mancanza di infrastrutture, rimarrà isolato da tutto il resto, portando i residenti ad incistarsi come in una fortezza

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