In 1859, Prince Alessandro Torlonia, built in the area of Trastevere in Rome a museum to gather a collection of art works made by Roman and Greek for a total of 620, including sculptures, statues, portraits and sarcophagi. Quantity and quality of the artistic level it is estimated that the works of the Torlonia collection alone represents “a good third of the assets owned by the old city.” Among the masterpieces: the Hestia Giustiniani, the Pallade of Porto, the colossal head of Apollo Kanachos, two copies of dell’Eirene Cefisodoto father of Prassitele, the Aphrodite Anadiomene, the athlete Mirone, of the Diadumeno Policleto Euridemo of the portrait known as Battriana, the outstanding importance of Portus with the representation of buildings, ships, deities protecting and commercial life of the ancient port of Rome, very valuable sarcophagi, like the labors of Hercules and the unique to an assembly of products to large figures, the splendid series of one hundred pictures, most imperial, considered by scholars more important than those of the Vatican and the Capitoline Museums. The first catalog of the Torlonia collection was one written in 1883 by Carlo Ludovico Visconti, which added an atlas of fonotipia tables published by the Danish and a second edition in 1885. Were so numbered 616 pieces, while a further forty resulted in a subsequent examination is not cataloged. An update in time quite recently been edited by the Accademia dei Lincei (C. Gasparri, “Materials used for the study of ancient sculpture of the Museo Torlonia, 1980).
From the beginning the opening of the museum was given only to celebrities and the Roman nobility. In 1948 the building was subject to constraint by the Italian State but in the seventies the Torlonia family managed to obtain a permit to restore a roof and with the opportunity to become the interior locations in 93 small apartments leased immediately, and six hundred and twenty ancient Greek and Roman sculptures were transferred. In all these years there have been several parliamentary questions, causes, judgments, motions, but until now the collection has not seen more light, it is assumed that you are in the basement of the building.
The plan points out an arrow, a continuous structure that bends to 90 ° to the bed of the Tevere, made up of two buildings, one longer than the third and prepared to 45 ° communicating with one of only two on the corner . The interior spaces are filled with trees. The two major aquifers along the central module, the second floor give way to small terraces which describe the size of the premises and the type of construction adopted, based on supporting walls arranged in orthogonal to each other. Walking outside you see the two sides, lying on the main road Lungara where is located the entrance, a door open in the daytime, no intercom alphanumeric names, enclosed in a cloister, a statue, and a concierge desk and walnut windows hosting guardians in dark suits. The smooth gray ashlar lining around the ground floor windows are barred with diamond, unlike those of the first and second floors, each floor 17 on a front of about 50m, complete with shutters, poached in classic Roman plaster color apricot . These runners under the ground to serve as decorative tiles. Secondary Via Corsini occurs only with plaster except for a simple decorative band linear chains sills of the first floor. The windows are the same and just their number short distance between them, they sense the division of apartments and interior locations not visible, but envisaged small and little comfort. The real heart of the arrow is located in the internal structure that the other two. Isolated from vehicular traffic, pedestrian, out prying eyes, in complete privacy, there is an opportunity for spiritual contemplation. Crossing the door Lungara road to the center of the complex is virtually impossible, as in a monastery. Perhaps it is no coincidence that in addition to offices, dwell within this feud mystic and ascetic, families closely linked to the Vatican by the Prelatura of the Santa Croce-Opus Dei.
Let us hope that their prayers will help to protect the works disappeared.

I MISTERI DI PALAZZO TORLONIA A TRASTEVERE
“e la sua più importante collezione privata d’arte antica del mondo”:

Nel 1859, Il Principe Alessandro Torlonia, edifica nella zona di Trastevere in Roma un museo per raccogliere una collezione d’arte composta da opere romane e greche per un totale di 620, tra sculture, statue, ritratti e sarcofagi. Per quantità e qualità del livello artistico si è calcolato che le opere della collezione Torlonia rappresentano da sole “un buon terzo del patrimonio antico posseduto dalla città”. Tra i veri e propri capolavori: l’Hestia Giustiniani, la Pallade di Porto, la colossale Testa di Apollo di Kanachos, due esemplari dell’Eirene di Cefisodoto padre di Prassitele, l’Afrodite Anadiomene, l’Atleta di Mirone, il Diadumeno di Policleto, il ritratto noto come Euridemo di Battriana, l’eccezionale rilievo di Portus con la rappresentazione degli edifici, delle navi, delle divinità protettrici e della vita commerciale dell’antico Porto di Roma, pregevolissimi sarcofagi, come quello delle fatiche di Ercole e quello singolare di un’accolta di dotti a grandi figure, la splendida serie di un centinaio di ritratti, in maggior parte imperiali, considerata dagli studiosi più importante di quelle dei Musei Capitolini e Vaticani. Il primo catalogo della collezione Torlonia fu quello redatto nel 1883 da Carlo Ludovico Visconti, cui si aggiunsero un atlante di tavole in fonotipia pubblicato dal Danesi ed una seconda edizione del 1885. Risultarono così numerati 616 pezzi, mentre una ulteriore quarantina risultarono in un successivo esame non catalogati. Un aggiornamento in epoca abbastanza recente è stato curato dall’Accademia dei Lincei (C. Gasparri, “Materiali per servire allo studio del Museo Torlonia di scultura antica”, 1980).
Sin dall’inizio l’apertura del museo fu riservata solamente a personaggi illustri ed alla nobiltà romana. Nel 1948 il palazzo fu sottoposto a vincolo dallo Stato Italiano ma negli anni settanta i Torlonia riuscirono ad ottenere un permesso per restaurare un tetto e con l’occasione trasformarono i locali interni in 93 miniappartamenti immediatamente affittati, e le seicentoventi antiche sculture greche e romane furono trasferite. In tutti questi anni ci sono state varie interrogazioni parlamentari, cause, sentenze, proposte, ma sino ad oggi la collezione non ha visto più la luce, si ipotizza che si trovi nei sotterranei del palazzo.
La planimetria ricorda una freccia; una struttura continua che si piega a 90° rispetto all’asse del letto del Tevere, composta da due edifici uno più lungo dell’altro ed un terzo disposto a 45° comunicante con uno dei due soltanto su un angolo. Gli spazi vuoti interni sono colmati da alberi. Le due grandi falde del lungo modulo centrale, al secondo piano lasciano spazio a piccoli terrazzi che descrivono la dimensione dei locali e la tipologia costruttiva adottata, basata su muri portanti disposti in maniera ortogonale tra loro. Passeggiando esternamente si vedono le due facciate, quella principale distesa su Via della Lungara dove è collocato l’ingresso, un portone aperto di giorno, citofono alfanumerico privo di nomi, all’interno un chiostro chiuso, una statua, ed una portineria in noce e vetri che ospita custodi vestiti di scuro. Il bugnato regolare grigio fodera tutto il piano terra, le finestre sono con inferriate a rombo, a differenza di quelle del primo e secondo piano, 17 per piano su di una facciata di circa 50m, comprensive di persiane, affogate nel classico intonaco romano colore albicocca. Le travette sotto la falda a coppi fanno da motivo decorativo. Quella secondaria su via Corsini si presenta solamente con intonaco tranne una semplice fascia decorativa lineare che incatena i davanzali del primo piano. Le finestre sono le medesime e proprio il loro numero e l’esigua distanza tra di loro, fanno intuire la divisione degli appartamenti e dei locali interni non visibili, ma ipotizzabili di piccole dimensioni e scarsi di comfort. Il vero cuore pulsante della freccia si trova nell’edificio interno, medesima struttura degli altri due. Isolato dal traffico veicolare, pedonale, fuori da sguardi indiscreti, nella privacy più totale, c’è l’opportunità per il raccoglimento spirituale. Varcare il portone su via della Lungara, per raggiungere il centro dell’intero complesso è praticamente impossibile, come in un monastero. Forse non è un caso che oltre ad uffici, abitino all’interno di questo feudo mistico ed ascetico, famiglie strettamente legate al Vaticano tramite la prelatura della Santa Croce-Opus Dei.
Auguriamoci che le loro preghiere aiutino a proteggere le opere scomparse.

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