I get up, I get out of a box and step into another, then I open a couple to eat, the other two to get dressed and ran a box hanging by a thread leads me in a box in the ground.
Within in a box with wheels to occupy a space in a box.
Work through boxes technologically advanced project which other sets of cans, boxes, boxes to more or less plans, more or less complex in which we try to make sense.
Return in the box with wheels and an identification number that distinguishes me from the other to return to the starting box, where will rest listening to a box that emits sounds or by looking on another emitting images.
Before falling asleep I reflect and think about all the boxes that are surrounding me, of every kind and every form, but boxes that have only one purpose, the preservation of man, his defense and protection, but from what since whatever its end is written from birth and in whatever way you decide to always end in a damn box you will go.
Yes, damn, damn it as the limit that gives me this carcass evolved since even that faculty which I was assigned that makes me more evolved animal is also contained her in a box of a delicacy fetched. A limit that allows me to understand that although it may apply myself daily nonstop to why and the how, there is always a non-answer I defeats.
But I think I have something figured out, until we shall consist only of the flesh we need to live protected and how we can still indulge us continue to build simple boxes and boxes of just how simple it is … our stay in this great and wonderful banality.

MI SONO ROTTO LE SCATOLE

Mi alzo, esco da una scatola e passo in un’altra, poi ne apro un paio per mangiare, altre due per vestirmi e di corsa una scatola appesa ad un filo mi porta in uno scatolone sotto terra.
Entro in una scatoletta con le ruote per andare ad occupare uno spazio in uno scatolone.
Lavoro grazie a scatole tecnologicamente avanzate con cui progetto altri insiemi di scatolette, scatole, scatoloni a più o meno piani, più o meno complessi a cui cerchiamo di dare un senso.
Rientro nella scatoletta con le ruote ed un numero identificativo che mi contraddistingue tra le altre per tornare nella scatola di partenza, in cui riposerò ascoltando una scatola che emette suoni o guardandone un’altra che emette immagini.
Prima di addormentarmi rifletto e penso a tutte le scatole che mi stanno circondando, di ogni tipo ed ogni forma, ma scatole che hanno un solo fine, la preservazione dell’uomo, la sua difesa e protezione, ma da cosa dal momento che comunque sia la sua fine è scritta sin dalla nascita e in qualunque modo si decida di finire sempre in una maledetta scatola si andrà.
Si, maledetta, come è maledetto il limite che questa carcassa evoluta mi concede dal momento che anche quella facoltà che mi è stata attribuita che mi rende più evoluto degli animali è contenuta anche lei in una scatola di una delicatezza inverosimile. Un limite che mi permette di capire che nonostante possa applicarmi quotidianamente senza sosta al perché ed al per come, c’è sempre una non risposta che mi sconfigge.
Ma qualcosa penso di avere capito, sino a quando saremo costituiti solamente di carne ed ossa avremo necessità di vivere protetti e per quanto ci potremo ancora sbizzarrire continueremo a costruire scatole delle semplici scatole e basta…come semplice è la nostra permanenza in questa grande e stupenda banalità.

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