While I wait I see them come walking quickly and tense face, get out slowly with face relaxed, they turn a corner one door closes, it’s better when you pass through a hallway or in a back that makes everyone understand where you withdraw from here famous old sign “retreat” replaced by the new “bathrooms” internationalized with “wc”.

If cold and inhospitable can ruin the stay, if there are dirty or narrow escape, when I want to put clean and spacious marbled, we like to stay there and also the exit and if you appreciate in the company if they recognize the quality design.

Who does not remember the bathrooms of the school in which they are consumed the strangest things, the funniest jokes, unexpected encounters with people or things, the surprises fascinating, the bold declarations, he asked for permission to go there when things were bad, we hid in the house when the air was heavy and moving forward with age have become places where we allow love and experimental oddities.

A place where we go back to the primordial and makes us civilized animals who have taught unlike such horses to use a container in which to lay our leftovers, those leftovers that others feel the smell and that our loved ones care for our health; our good depends on something so dirty and smelly that it seems also been extensive study by Freud, great artists have put it in a jar but all are ashamed.

And while keep waiting start to imagine those people who close the door behind them what they can do and have done, something bestial and the task of the designers I believe should just be to give the person who leaves the place time summarize a human attitude in order to enter again between the community, sometimes in offices confidence becomes such that we expect not only at the door but getting out there who adjusts his clothes when leaving the bathroom sometimes puts you in a hallway or in front of the door of an office.

So here we are at the planning dilemma: dressing areas and filtering to decompress or direct inputs?

It is said that in the 700 princely palaces of the bathroom consisted of a beautiful large frescoed room where during the holidays metal receptacles were overflowing onto the floor because of the use by many guests and attendants were assigned to the emptying of the same that was made directly from the windows.

Then our predecessors were concerned to resolve the problem before forcing infectious to equip each pot, drain into the sewer and then slowly make the room too warm and quiet.

I think the right approach to take is that of filtering zone isolated from an anteroom, where ever you can and where it is not it is hoped that the users have incoming and outgoing face as a “crock pot” because it is not transparent act that unites us to the beasts that we are.

…COME VASI DI COCCIO

Mentre aspetto li vedo entrare con passo rapido e faccia tesa, uscire lentamente con viso rilassato, girano un angolo si chiude una porta, quando va meglio si infilano in un corridoio o in un retro che fa capire a tutti dove ci si ritira da qui il famoso vecchio cartello “ritirata” sostituito dal nuovo “bagni” internazionalizzato con “wc”.

Se freddi e inospitali possono rovinare la permanenza, se sporchi o stretti ci fanno scappare, vuoi mettere quando sono ampi puliti e marmorizzati, ci fa piacere anche soggiornarvi ed all’uscita si apprezzano e se in compagnia se ne riconoscono le qualità progettuali.

Chi non ha ricordi dei bagni di scuola in cui si sono consumate le cose più strane, gli scherzi più divertenti, gli incontri inaspettati con persone o cose, le sorprese affascinanti, le audaci dichiarazioni, si chiedeva il permesso per andarci quando le cose si mettevano male, ci si nascondeva quando in casa l’aria si faceva pesante e andando avanti con l’età sono divenuti posti in cui ci si concedono stranezze amorose e sperimentali.

Un posto in cui torniamo alla primordialità e ci rende animali civilizzati a cui hanno insegnato a differenza ad esempio dei cavalli ad utilizzare un contenitore in cui deporre i nostri avanzi, quegli avanzi di cui gli altri sentono l’odore e di cui i nostri cari si preoccupano per la nostra salute; il nostro bene dipende da un qualcosa di così sporco e male odorante che sembra si stato ampio studio anche da parte di Freud, grandi artisti l’hanno messa in un barattolo ma tutti se ne vergognano.

E mentre continuo ad aspettare inizio ad immaginare quelle persone che si chiudono la porta alle spalle cosa possano fare ed avere fatto, qualcosa di bestiale e il compito dei progettisti a mio avviso dovrebbe proprio essere quello di dare alla persona che abbandona quel posto il tempo di riassumere un atteggiamento umano per potersi inserire di nuovo tra la comunità, a volte negli uffici la confidenza diventa tale che non solo ci aspettiamo davanti alla porta ma uscendo c’è chi si aggiusta i vestiti quando a volte l’uscita dal bagno ti proietta direttamente in un corridoio o di fronte la porta di un ufficio.

Quindi ecco che siamo arrivati al dilemma progettuale: antibagni e zone di filtraggio per decomprimere o ingressi diretti?

Si racconta che nei palazzi principeschi del 700 la sala da bagno era costituita da una bellissima grande stanza affrescata dove durante le feste i recipienti di metallo traboccavano sul pavimento a causa dell’utilizzo da parte dei molti ospiti e inservienti erano addetti allo svuotamento degli stessi che veniva effettuato direttamente dalle finestre.

Quindi i nostri predecessori si sono preoccupati di risolvere prima il problema infettivo obbligando di dotare ogni vaso, di scarico in fogna e poi piano piano di rendere la stanza anche accogliente e riservata.

Credo che il giusto indirizzo da seguire sia quello della zona di filtraggio isolata da un antibagno, sempre dove è possibile e dove non lo è si spera che i fruitori abbiano in entrata ed in uscita la faccia come un “vaso di coccio” perché non traspaia quell’atto che ci accomuna alle bestie che siamo.

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